Il falso problema del voto e il falso mito del professore cattivo

Oggi parliamo di un argomento tanto caro a tutti gli studenti di Giurisprudenza: Il professore cattivo ed i voti bassi! Sarà capitato a tutti quell’esame difficile, difficilissimo, con un professore cattivo, cattivissimo… Bene, mi spiace deluderti ma tutto ciò è solo un FALSO PROBLEMA.

Sarà capitato sicuramente anche a te di sentire racconti leggendari di un qualunque collega che narravano le altrettanti leggendarie bocciature del professore “bastasu”(bastardo) – o, cosa ancora più avvilente, avrai ascoltato come, nonostante sapesse il libro a campanello (! ) quel povero studente ha la media bassa perché capita sempre ed esclusivamente con quell’assistente esigente – Che sfiga eh!

Vorrei solo dirti che, tutto nella norma, anche io mi sono fatto fregare da quella categoria di studenti, miei colleghi ai tempi d’università, che erano un po’ paragonabili a dei veri e propri uccellacci del malaugurio: personalmente, li ho soprannominati STUDENTI PIAGNUCOLOSI!

Si, perennemente a lamentarsi del come la propria carriera universitaria – o più in genere la propria vita – sia sfigata, costellata di eventi nefasti e mostri ( che di professione fanno soprattutto I PROFESSORI UNIVERSITARI!) disseminati di qua e di là che bramano solo dalla voglia di complicare, ulteriormente, un’esistenza – a loro detta – non facile. Ragazzi, tutte balle.

E sapete perché ? Perché questi esseri passano le loro giornate ad infondere negatività ed ansia a chi, malauguratamente, incappa lungo la loro strada. Insomma, invece di studiare, no? Non a caso, quando vanno a fare gli esami , prendono un voto basso ed, alla peggio, vengono bocciati.

Parte quindi la cantilena, che non cambia mai
“ Eh io sono troppo sfortunato, il professore è un bast…”

Quello che però mi fa veramente incazzare è l’atteggiamento dispregiativo e disfattista verso chi se ne sta, buono buono, a studiare per i fatti propri.

Perciò tornando al nostro contesto universitario, l’esame – così difficile e così complesso!- non è altro che una verifica della tua preparazione, ed è realmente difficile, se non impossibile, che qualcuno possa toglierti ciò che hai studiato.. soprattutto se l’hai studiato con passione e voglia d’imparare.

Quando andavo a fare gli esami, io ero contentissimo. Raffaè, ma che dici… Ebbene si! La sensazione di ansia, che riscontravo in tanti miei colleghi, mi era totalmente sconosciuta, peggio ancora, ero contento come stessi andando a giocare a pallone o a sentire un concerto!

AVEVO STUDIATO, e volevo che mi ascoltassero, dovevano ascoltarmi!!

Tutto ciò che volevo era condividere la mia conoscenza, perché mi divertivo a parlare di diritto. Ed è proprio qui, che ti voglio condurre : l’approccio allo studio.

Se tu studi il diritto con un atteggiamento passivo, come se dovessi svolgere il compitino assegnato.. sei completamente fuori strada e pronto, probabilmente, ad entrare nella categoria dei PIAGNUCOLOSI.

Molti degli studenti di Giurisprudenza, non si divertono con quello che studiano. Non capiscono che il Diritto è ovunque, che è in quello che si vive tutti i giorni e di conseguenze non riescono ad appassionarsene: questo, inevitabilmente, trasparirà all’esame. Parlerai con distacco, come se le cose che stai dicendo, siano solo una cantilena noiosa da ripetere .. con la conseguenza che il professore se ne accorgerà, e non gli brilleranno certo gli occhi ad ascoltarti.

Gli studenti di Giurisprudenza, spesso, non amano quello che studiano. Certo, non è sempre colpa dello studente, perché bisogna anche ammettere che il sistema universitario non appassiona lo studente.. ma tutto ciò non è sufficiente a giustificare il tuo atteggiamento, il tuo approccio allo studio.

Non sei più alla scuola dell’obbligo, dove era necessario svolgere i famosi compiti a scuola e dove tu eri principalmente un soggetto passivo dell’apprendimento!

Ehi, svegliati!

Sei all’università, e tutto ciò che di buono farai in questo percorso, ti rimarrà e ti sarà utile per tutto il resto della tua vita!

Uscire dalle informazioni manualistiche, corredare lo stesso libro da tutto ciò che sei in grado di apprendere, non limitarti alle semplici domande che probabilmente sai che ti verranno fatte all’esame: esci, esplora, rifletti su ciò che stai studiando.

E’ questo che farà la differenza all’esame, così come nella vita.

Quando sono andata a fare l’esame orale d’avvocato mi fecero una domanda che non c’era nel programma, ma che avevo letto 15 minuti prima sul giornale ! Tu dirai che fortuna… no assolutamente, non è fortuna, questa è la voglia di affrontare con immensa passione  e dedizione quello che studio , e quella risposta diede la percezione alla commissione che ero estremamente preparato!

Non è più tempo di essere un numero, devi fare la differenza. Il mondo è pieno di laureati in Giurisprudenza, e come speri di poter fare la differenza, se non avrai seriamente investito, con coscienza, sulla tua preparazione ?

Non focalizzatevi sul falso problema del numero, del voto, del professore cattivo o della commissione esigente. Una preparazione appassionata, coscienziosa e da studiosi – non studenti delle scuole superiori – vi regalerà le più sentite soddisfazioni dentro e fuori l’aula dell’università.

Insomma, non ascoltare gli altri: la questione sei te e.. riguarda solamente te!

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Ciao e alla prossima.

Ricordati che senza divertimento c’è fatica e sofferenza e queste non portano mai a grandi risultati.

Avv. Raffaele Delle Curti

Commento (1)

  • Putri| 27 Agosto 2025

    Come possono gli studenti di Giurisprudenza passare da un approccio passivo allo studio a un atteggiamento di curiosità e coinvolgimento che renda i concetti giuridici percepibili come parte della vita quotidiana? regards Tel U

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